OpenCode: l'agente di programmazione che gira in casa
Un agente da terminale che legge e scrive i tuoi file, con un modello locale al posto del cervello: zero euro al mese, nessun dato fuori, anche offline. Dove rende davvero, le due righe di configurazione che tutti dimenticano, e la soglia hardware sotto cui è solo frustrazione.
Chi mette i pannelli sul tetto lo fa per due motivi, e nessuno dei due è la tecnologia: a fine mese non arriva più la bolletta, e quello che consuma non passa dal contatore di qualcun altro. Il prezzo da pagare è onesto: quello che puoi accendere dipende da quanto impianto hai.
OpenCode è questo, applicato agli agenti di programmazione. Il cervello è un modello che gira sulla tua macchina: nessun abbonamento, nessun dato che esce, e funziona anche staccato dalla rete. Il limite è il tetto.
Non è una chat: è un agente
La differenza con una finestra di chat in cui si incolla il codice è sostanziale. OpenCode vive nel terminale e ha le mani sul sistema: legge e scrive file, esegue comandi bash o PowerShell, naviga i pattern del progetto. È un’autonomia di livello 3-4 nella scala degli agenti, guidata da un LLM locale che fa da cervello decisionale.
Chat Agente da terminale
tu copi il codice, lei suggerisce lei apre i file, li modifica,
tu incolli la risposta esegue i comandi e torna col risultato
Supporta più di settantacinque provider e il protocollo MCP: lato integrazioni è una piattaforma, non un singolo strumento.
OpenCode contro Claude Code: due filosofie
| OpenCode | Claude Code | |
|---|---|---|
| Costo | Gratuito | Abbonamento, circa 18 €/mese |
| Rete | Funziona offline (con Ollama) | Connessione obbligatoria |
| Dati | Restano sulla macchina | Transitano nel cloud |
| Qualità del ragionamento | Quella del modello locale che scegli | Eccellente |
| Controllo | Totale | Delegato al fornitore |
Non c’è un vincitore: ci sono due compromessi diversi. Da una parte un ragionamento migliore pagato con canone, rete e dati; dall’altra il controllo completo pagato con l’hardware.
Dove rende, e dove serve altro
OpenCode è uno strumento chirurgico: dà il meglio quando lavora in profondità sui file di un progetto che hai in locale — scrivere codice, fare debug, modificare script.
Se invece serve cercare informazioni trasversalmente — cinquanta PDF da interrogare — o un’interfaccia comoda in cui conversare, la strada giusta è un’altra: una Open WebUI sopra un RAG fa quel lavoro molto meglio. Strumenti diversi per lavori diversi.
Tre famiglie di casi d’uso
Studiare. Dal terminale, su una cartella di appunti: far leggere un capitolo e generare dieci domande per verificare la comprensione, confrontare due set di note per trovare i temi in comune, produrre un riassunto strutturato da decine di file Markdown.
Programmare. Scandagliare un intero progetto in cerca di bug silenziosi prima che arrivino in produzione, scrivere i test unitari che nessuno scrive mai, fare refactoring aggiornando vecchie funzioni a paradigmi più moderni.
Automatizzare. Rinominare in blocco le estensioni di centinaia di file, generare un indice che mappa i file di codice e le funzioni interne, scorrere migliaia di righe di log e categorizzare gli errori in un report ordinato.
E non è limitato a ciò che hai sul disco: via MCP si collegano strumenti esterni — il browser, i repository su GitHub — e il raggio d’azione si allarga.
Le due righe che tutti dimenticano
I prerequisiti sono Node.js e Ollama già in esecuzione; si installa
il pacchetto con npm e si scrive un opencode.json che dichiara Ollama come provider. Fin
qui è ordinaria amministrazione. Poi ci sono due dettagli che separano un setup che funziona
da uno frustrante.
{
"provider": "ollama",
"tools": true // senza questa riga l'agente guarda e non tocca
}
tools: true. Senza l’abilitazione esplicita degli strumenti, l’agente è di fatto
paralizzato: ragiona, ma non può eseguire nulla sul sistema.
La finestra di contesto ad almeno 64.000 token, impostata a mano in un model file. È la memoria a breve termine: sotto quella soglia, a metà di un’operazione con più passaggi l’agente ha già dimenticato le istruzioni iniziali. Il perché sta nella context window.
Hardware: i tre chilowatt sul tetto
| Macchina | Modello alla portata | Esperienza |
|---|---|---|
| Mac M3, 16 GB | 8 miliardi di parametri | Basilare: compiti da 1-2 passaggi |
| Mac M4 Pro, PC con RTX 5070 | 14 miliardi | Copre la maggior parte delle operazioni |
| PC fascia alta, 64 GB | 32 miliardi | Risultati eccellenti |
La raccomandazione minima per un’esperienza fluida è 14 miliardi di parametri, per esempio Qwen3 14B. Sotto, con i modelli da 8B, il degrado non è graduale: l’agente si perde nei compiti lunghi e — il sintomo più rivelatore — sbaglia la sintassi con cui chiama i propri strumenti, quindi fallisce senza nemmeno provare. Non è un difetto del software: è l’impianto troppo piccolo per l’elettrodomestico. Per dimensionarlo c’è la lezione sull’ hardware per LLM, e la quantizzazione sposta la soglia di un gradino.
Il flusso di lavoro, in cinque passi
1. terminale nella cartella del progetto
2. lancio dell'agente
3. richiesta in linguaggio naturale
4. l'agente analizza, legge i file e propone le modifiche
5. verifica umana: approvare o correggere ← il cerchio si chiude qui
Il quinto passo non è una formalità. L’agente ha i permessi per scrivere e per eseguire: il controllo finale resta all’intelligenza umana, e va esercitato ogni volta.
Il cloud sta diventando obsoleto?
La domanda viene naturale guardando la velocità con cui i modelli locali diventano potenti e compatti sull’hardware di tutti i giorni. Non c’è una risposta, ma c’è una direzione: più l’impianto sul tetto diventa decente, meno regge l’argomento del canone. Chi vuole il quadro completo del compromesso lo trova in cloud contro locale.
In sintesi
| Concetto | In una riga |
|---|---|
| Cos’è | Un agente da terminale che legge, scrive ed esegue, con un modello locale |
| Perché sceglierlo | Gratuito, offline, dati che non escono dalla macchina |
| Quando serve altro | Interrogare molti documenti o avere un’interfaccia comoda |
| La configurazione critica | tools: true e contesto ≥ 64k token |
| La soglia hardware | 14B minimo per un’esperienza fluida; sotto, l’agente sbaglia a chiamare gli strumenti |
| Il passo che non si salta | La verifica umana delle modifiche proposte |
- Agenti
- OpenCode
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- MCP
Lezioni collegate
- Goose: dal modello all'agente
Un agente open source che legge file, esegue comandi e chiude il cerchio, collegato al tuo modello locale. Cosa cambia davvero rispetto a una chat.
- Cosa sono gli agenti: dal consiglio all'azione
Un chatbot ti dice come si fa, un agente lo fa. Il ciclo osserva-pensa-agisci, i quattro pezzi che lo compongono, e i limiti da mettere prima di dargli le chiavi.
- Hardware per LLM in locale
La memoria è il collo di bottiglia, tutto il resto viene dopo. Come calcolare cosa ti serve davvero e cosa aspettarti dalla macchina che hai già.